Roma si prepara a riabbracciare Claudio Baglioni in uno dei luoghi più simbolici della sua lunga carriera. L’artista romano sarà protagonista di sette concerti a Piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese, dal 24 ottobre all’1 novembre. Gli appuntamenti rappresenteranno l’apertura del GRANDTOUR LaVitaE’Adesso, un grande progetto live destinato a attraversare l’Italia.
Il tour comprenderà complessivamente 50 concerti nell’arco di 80 giorni e accompagnerà Baglioni verso un momento particolarmente significativo: il 23 ottobre 2027, ai Fori Imperiali, è infatti previsto “Che Notte è Questa! Il Ritorno”, evento che dovrebbe segnare l’addio dell’artista ai concerti dal vivo di questa tipologia.
Il legame con Roma e quel concerto del 1982
Il ritorno a Villa Borghese assume un significato particolare perché proprio qui Baglioni si esibì il 24 ottobre 1982 con ALE’-OO’, concerto entrato nella storia della musica italiana grazie alla partecipazione di circa 250mila persone.
Parlando del rapporto con la Capitale, il cantautore ha ricordato:
“dagli stadi al Gianicolo, dal Pincio a Centocelle, dal Quarticciolo al Foro Italico, in Vaticano, sugli alberi, in carcere, dentro il Cinema Adriano, in Università ma due sono stati i veri punti di svolta è sono Villa Borghese nel 1982 e poi la prima volta ai Fori Imperiali. Ma piazza di Siena aprì, insieme al Banana Republic di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, l’usanza di fare concerti in grandi spazi e cercavamo uno spazio finale: sono nato a Roma, sono romano di secondo generazione, e quel 24 ottobre fu per me un punto di svolta, finì la prima parte della mia vita professionale iniziata con Questo Piccolo Grande Amore. Qualche giorno dopo mi tagliai i capelli a simboleggiare il passaggio artistico ed esistenziale”.
Un ricordo che lega quindi il nuovo appuntamento a una fase fondamentale della carriera dell’artista, oggi pronto a tornare nello stesso scenario a distanza di oltre quattro decenni.
“Ho giocato per sessant’anni”: la riflessione sulla carriera
Nel corso dell’incontro in Campidoglio, Baglioni ha ripercorso anche alcuni momenti più difficili degli ultimi anni, compreso il problema di salute che lo aveva costretto a modificare i programmi del tour.
Il cantautore ha definito così il rapporto con il proprio mestiere:
“è sempre stato meglio che lavorare, della quale non mi lamento, sono 60 anni che giochiamo con la musica, i colori le luci, io ho giocato per sessant’anni. Sarà un concerto non celebrativo, sarà possibile fare tutto tranne andarsene prima, nel caso avvisateci che giriamo le spalle per non vedervi”.
Il nuovo spettacolo, dunque, non vuole essere soltanto un omaggio al passato. L’obiettivo è costruire una serata capace di raccontare il percorso artistico attraverso un repertorio molto più ampio rispetto a quello del 1982.
Una scaletta studiata e nessuna nostalgia per il passato
Baglioni ha spiegato di non voler vivere questo ritorno guardando continuamente alle immagini della sua giovinezza. Il ricordo di quel periodo rimane importante, ma il presente artistico occupa il centro della scena:
“e comunque non vado a guardare niente di allora, mi sono soffermato solo sulla copertina di quel disco, non le immagini perché ho un senso di estraneità, non so più chi sia quel tizio sul palco con i capelli lunghi e la camicia bianca. La scaletta sarà sempre la stessa perché è uno spettacolo costruito, voglio fare le cose per bene, non ho più ingenuità, mentirei se dicessi che mi tremano le gambe e la voce ma quello che so è che voglio fare bene”.
Il progetto punta quindi sulla precisione dello spettacolo e sulla consapevolezza maturata in decenni di palcoscenico.
Dalla periferia al successo: il sogno di tornare a Centocelle
Tra i ricordi più personali c’è anche quello degli inizi, quando Baglioni era ancora un ragazzo di periferia e cercava la propria strada nella musica. Un percorso partito proprio da Roma e che potrebbe idealmente concludersi tornando nel quartiere dove tutto è cominciato.
L’artista ha raccontato:
“Essendo un ragazzetto di periferia avevamo ancora più paura di passare inosservati. Io andavo all’oratorio e a 14 anni dissi a mia madre che forse avevo sentito una voce e lei, per quanto donna pia, mi chiedeva se ne ero proprio sicuro. Non ho seguito neanche mio padre che mi portava a vedere il pugilato. Ricordo che a 13 anni partecipai a un concorso nella piazza del mio rione, mio padre scelse per me una canzone di Paul Anka che provai per una settimana davanti allo specchio ancheggiando e mio zio, che non capiva quei miei gesti preparatori, disse a mia madre che si vedeva che muovevo…l’anca. Una delle ultime cose che piacerebbe fare proprio per questo è tornare a cantare a Centocelle”.
L’emozione del palco non passa
Nonostante una carriera lunghissima e migliaia di esibizioni, per Baglioni il rapporto con il pubblico conserva ancora una componente emotiva molto forte. Ogni concerto continua a rappresentare un appuntamento irripetibile:
“Mi emoziono sempre, faccio in modo che ogni sera non sia una sera ma questa sera per tutto il mio pubblico”.
È proprio questo rapporto con il pubblico a fare da filo conduttore al nuovo capitolo della sua carriera. Villa Borghese sarà il punto di partenza, mentre Roma tornerà protagonista anche nel 2027, quando i Fori Imperiali dovrebbero ospitare l’ultimo grande appuntamento live del progetto.