I dati evidenziano anche una significativa disparità di genere: circa 2,8 milioni di donne rientrano nella fascia degli assegni inferiori a mille euro mensili. Un elemento che conferma le difficoltà economiche affrontate da una parte consistente della popolazione anziana, soprattutto in un contesto caratterizzato dall’aumento del costo della vita.
La distribuzione degli assegni: le fasce di reddito
L’analisi dell’Inps consente di distinguere i pensionati in base all’importo mensile percepito. La fascia più bassa, fino a 500 euro, comprende il 10,3% dei beneficiari, mentre un ulteriore 17,2% riceve una somma compresa tra 500 e 1.000 euro.
Complessivamente, queste due categorie rappresentano oltre un quarto dei pensionati italiani.
Tra 1.000 e 1.500 euro mensili si collocano invece 2.871.778 persone, pari al 17,5% del totale. Al di sopra dei 1.500 euro si trovano oltre 9 milioni di pensionati, corrispondenti a circa il 55% dei beneficiari.
All’estremo opposto della distribuzione si trovano coloro che percepiscono almeno 5.000 euro al mese: sono 477.654 persone, il 2,9% del totale, ma ricevono complessivamente il 10,7% della spesa pensionistica.
Uomini e donne, il divario economico rimane significativo
Uno degli aspetti più rilevanti del rapporto riguarda le differenze tra uomini e donne. Sebbene queste ultime costituiscano la maggioranza dei pensionati, con una quota pari al 51%, la loro partecipazione al reddito pensionistico complessivo si ferma al 44%.
Secondo i dati dell’Inps, nel 2025 il reddito pensionistico medio annuo degli uomini è stato pari a 26.031 euro, in aumento rispetto ai 25.712 euro del 2024. Per le donne, invece, la media si è attestata a 19.553 euro, rispetto ai 19.140 euro dell’anno precedente.
Il risultato è un divario del 33% a favore degli uomini. Una differenza che riflette anche le disuguaglianze accumulate durante la vita lavorativa, tra carriere discontinue, periodi dedicati alla cura familiare e differenti livelli retributivi.
La maggiore presenza femminile nelle fasce pensionistiche più basse rappresenta quindi uno degli elementi centrali emersi dall’indagine.
Pensioni, le differenze tra Nord, Centro e Mezzogiorno
La distribuzione geografica mostra ulteriori squilibri. Le regioni settentrionali concentrano il 54,1% dei pensionati di vecchiaia, mentre nel Mezzogiorno si registra una maggiore incidenza dei beneficiari di pensioni di invalidità previdenziale, pari al 47,2%, e delle prestazioni assistenziali, che raggiungono il 48%.
Anche gli importi degli assegni variano sensibilmente in base alla zona di residenza.
Nel Sud Italia, il 35,3% dei pensionati percepisce un reddito pensionistico fino a 1.000 euro mensili. Nel Nord la percentuale scende al 20,2%, mentre nelle regioni centrali si attesta al 25,3%.
Le differenze emergono anche considerando gli assegni più elevati. Tra i pensionati che ricevono oltre 3.000 euro al mese, la quota è pari all’11,9% nel Mezzogiorno, al 17,2% al Nord e al 17,8% al Centro.
Questi numeri mettono in evidenza una distribuzione non uniforme delle risorse previdenziali sul territorio nazionale, legata anche alle diverse condizioni occupazionali e retributive maturate durante la vita lavorativa.
La spesa pensionistica supera i 372 miliardi di euro
Al 31 dicembre 2025, il sistema pensionistico italiano contava 23.181.898 prestazioni, per una spesa complessiva annua di 372,45 miliardi di euro. Rispetto al 2024, l’esborso dell’Inps è aumentato del 2,3%.
L’importo medio annuo per prestazione è risultato pari a 16.066 euro. I beneficiari erano invece 16.405.073, in crescita dello 0,6% rispetto all’anno precedente, con una media di 1,4 prestazioni per persona.
È importante distinguere il numero delle prestazioni da quello dei beneficiari: una stessa persona può infatti ricevere più trattamenti pensionistici o assistenziali.
Il nodo delle pensioni basse resta centrale
I dati dell’Osservatorio Inps delineano una realtà caratterizzata da differenze importanti negli importi percepiti, sia tra uomini e donne sia tra le diverse aree del Paese.
La presenza di oltre 4,5 milioni di pensionati con meno di 1.000 euro mensili evidenzia la rilevanza del tema dell’adeguatezza dei trattamenti previdenziali. Allo stesso tempo, l’aumento della spesa complessiva rende centrale il dibattito sulla sostenibilità del sistema nel lungo periodo.
Le cifre relative al 2025 offrono quindi una base concreta per valutare le politiche future, con particolare attenzione alle fasce economicamente più fragili, alle pensionate e ai territori nei quali gli assegni risultano mediamente più contenuti.